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SEO FOR DUMMIES

Essendo uno che ama andare a fondo delle cose, ero inizialmente scettico riguardo a questo libro. Credevo che trattasse l’argomento SEO in maniera del tutto superficiale e che non spiegasse pressoché niente di tecnico. Ma come spesso accade, anche questa volta mi sbagliavo.

Se di questo libro hanno cannato qualcosa, quella cosa è il titolo. Il quale non rende minimamente giustizia al contenuto. Infatti uno ha l’impressione che il manuale affronti questioni, per così dire, basilari, quando in verità non si limita a sorvolare sul tema della SEO, ma ci va dentro fino all’osso, considerando praticamente tutti gli aspetti della disciplina. 

Con contenuti che spaziano dalla scelta delle parole alla costruzione di pagine web secondo i migliori standard, questo manuale è certamente una delle risorse imprescindibili per chi vuole avviare una carriera nel campo della SEO.

Ecco alcuni alcuni degli argomenti che tratta. In ordine sparso:

  • Come creare siti web che piacciono ai motori di ricerca
  • Come scegliere parole chiave potenti
  • Come creare pagine che i motori di ricerca adorano
  • Come usare Structured Data Markup
  • Come trovare traffico attraverso il mercato locale
  • Come competere con la concorrenza
  • Come aggiungere il tuo sito agli index e alle directories
  • Come fare link building
  • E molto altro

Sì, va bene, forse si può accusare l’autore di non essere molto techie. Ciò però non toglie che se pratichi TUTTE le lezioni che ti insegna – credimi – non dovrai fare molto altro per scalare i motori di ricerca.

Everlinks

Com’è noto, Instagram non ti permette di inserire più di un link per Bio. Naturalmente, se hai un solo sito web, questo non è un problema: inserisci il link del tuo sito e ciao. Ma se hai due o tre o quattro siti web, va da sé che devi sacrificarne alcuni. Everlinks prova a risolvere questo problema, facendoti creare una pagina web nella quale puoi mettere un link per ogni sito o risorsa esterna che possiedi.

In pratica, funziona così: tu vai su Everlinks, crei la tua pagina web, ci metti tutti i tuoi link e infine ci colleghi Instagram. In questo modo, chi clicca sul link di Instagram, piomba su una pagina dove trova tutte le tue connessioni, i tuoi siti, i tuoi account social. E per conseguenza può conoscere può accedere a risorse che altrimenti non conoscerebbe mai.

Sia chiaro che lo stesso risultato puoi ottenerlo creando una pagina web in HTML (usando WordPress, per esempio). Ma per chi non ha dimestichezza con nessun CMS, questa può davvero essere una buona soluzione.

Provalo!

Carbone attivo Tooth Powder

Sappiamo bene che il carbone attivo ha molte proprietà depurative. Ma chi poteva immaginare che lo si potesse usare pure per lavare i denti?!

Di base, è un materiale contenente carbonio amorfo e avente una struttura altamente porosa (Wikipedia). Quello che è importante, però, è che sfregandolo sui denti, questo carbone rimuove delicatamente le macchie di caffè, tè e compagnia bella. Seriamente: basta spazzolarsi i denti tre volte a settimana per due o tre minuti, e le macchie piano piano vanno via.

Io stesso ho strabuzzato gli occhi quando l’ho provato! E detto tra noi, a fronte della soffocante pubblicità fatta per promuovere metodi di sbiancamento industriali, scoprire che un prodotto naturale sortisce lo stesso effetto di quelli chimici fa sempre un qual piacere. 

Naturalmente non è privo di difetti. Per esempio, essendo una polvere, ti si incastra un po’ nelle gengive, e devi usare il filo interdentale per rimuoverlo. Ma diavolo, nel complesso rimane uno dei modi più efficaci per lavare i denti e rimuovere le macchie. Da provare assolutamente.

– Paolo Esposito

Lo stupefacente potere dei colori

Quando devo scegliere un colore, non dimentico mai di sfogliare Lo stupefacente potere dei colori di Jean-Gabriel Causse. Le sue pagine riescono sempre a farmi ragionare sugli effetti dei colori sulla mente.

Ad esempio, sapevi che il tempo scorre più velocemente in luoghi tinteggiati di colori caldi come il rosso? Sapevi che a lavorare in luoghi dominati da colori caldi si percepisce una temperatura superiore a quella percepita in ambienti tinteggiati di colori freddi? Sapevi che il blu è il colore meno alimentare che esista?

Diamine, questo libretto è pieni di roba interessante!

“Pensate all’uomo più freddo e più insensibile che esista al mondo… Uno a caso: Norman Bates, nel film Psycho di Hitchcock. Ebbene, sappiate che anche lui è sensibile ai colori. A tutti i colori. Non semplicemente al rosso sangue… Gli scienziati concordano oggi nel dire, con totale disinvoltura, che «il corpo amigdaloideo del cervello influenza le elaborazioni cognitive dell’informazione tramite tramite un fenomeno detto del trasferimento dell’eccitazione che suscita un’attivazione fisiologica».

In termini più comprensibili, significa che, rovistando nel cervello, gli scienziati hanno scoperto che i colori lo illuminano allo stesso modo di un albero di Natale e ci inducono a fare una serie di cose senza che si sappia molto bene il perché.”

Con queste parole l’autore suggerisce che colori sono sì tanti, ma possono nondimeno essere suddivisi secondo i nostri istinti. Ci sono colori di pericolo e di dominino (rosso), colori rilassanti e creativi (blu e violetto), colori che influiscono sulla memoria e sull’apprendimento, colori per persuadere, colori per sedurre… Si potrebbe andare avanti all’infinito.

Ciò che è più importante, è che i colori possono essere ottimi alleati – se li si conosce – ma possono sortire brutti effetti, se si ignora come funzionano.

– Mr. Black Hat

Tappetino yoga Domyos 1.5 mm

Cos’è la prima cosa che guardi quando compri un tappetino? Io mi assicuro che sia sottile, rigido e in grado di attutire i colpi. Lo so, è difficile trovare tutte queste cose in un solo tappetino, ma fare yoga su un tappeto morbido e flessibile è incomparabilmente più difficile.

I tappetini morbidi hanno questo problema: ti si muovono sotto i piedi, rendendoti impossibile eseguire qualsivoglia posizione.

Predi me come esempio. Quando facevo yoga con il tappetino morbido, questo scivolava impedendomi di praticare una disciplina che già di per se stessa non è per nulla facile. (Ti giuro: piuttosto che usare quel tappetino avrei fatto yoga sull’asfalto).

Dunque, cosa fai quando di trovi in una situazione simile? Getti tutto dalla finestra e ti fiondi a comprare un tappetino nuovo.

Quanto a me, giuro che avrò provato quattro tappetini prima di trovare questo – non esagero. All’atto di acquistarlo ero un po’ scettico – il prezzo non è proprio basso –; ma appena l’ho provato, mi sono pentito di non averlo preso prima.

Con uno spessore di appena 1.5 mm, questo tappetino rimane incollato al suolo, dandoti la possibilità di fare yoga come una ballerina. Non lo cambierei per niente al mondo. Anche perché essendo così sottile, quando lo arrotoli occupa un terzo dello spazio che occupano gli altri. Io lo uso assieme al rullo per la schiena. Così evito di stare a terra mentre mi massaggio i muscoli.

– James Lamotta

Nastro Biadesivo Dual Lock

Non c’è niente da fare: questo nastro biadesivo è un’invenzione spettacolare. È una di quelle cose che le guardi e ti chiedi «Ma perché non l’ho inventata io!». E la ragione per cui non l’hai inventato tu, è che lo ha inventato prima la 3M.

All’anagrafe, si chiama Dual Lock, ma tra amici lo si può chiamare anche “nastro biadesivo super resistente”. Si presenta come un’alternativa ai tradizionali metodi di fissaggio. Lo puoi usare al posto di viti e di bulloni.

La sua caratteristica principale? Ha una superficie tappezzata di chiodini che, unendosi tra di loro, diventano praticamente inseparabili. È proprio come il velcro, ma è diecimila volte più robusto.

La cosa bella è che permette un fissaggio resistente ma non definitivo. Nel senso: se attacchi qualcosa usando il silicone, quella rimane attaccata per sempre. Lo stesso vale per la colla: una volta che attacchi qualcosa, non la puoi più staccare.

Con questo nastro biadesivo, invece, le cose vanno diversamente. La pellicola rimane attaccata alla superficie (al muro diciamo), ma l’oggetto che ci attacchi puoi o rimuoverlo o sostituirlo quando vuoi. Se ci attacchi il Telepass, e questo ti si rompe, non devi staccare il parabrezza: basta che sostituisci l’adesivo che lo sostiene.

– Vera Drudi

Come accendere un barbecue: Weber Camino Starter

L’ho provato per la prima volta l’anno scorso, durante una grigliata di un mio amico. Quando l’ho visto sopra il barbecue, ho chiesto quasi automaticamente: «Che cos’è ’sta roba?». La risposta è arrivata come un fulmine: «È un tubo della Weber: serve ad accendere il barbecue in zero secondi».

Che COOOSA?!?! Ma che figata!!!

Sì, ma partiamo dal principio. Come si fa ad accendere un barbecue? Come è noto, ciò che serve per fare un barbecue di successo è un calore radiante. È questo che fa la differenza tra un barbecue a gas e uno a carbonella.

Solo con la carbonella si riesce a dorare bene la carne. Il problema, in questo caso, è che per avere della carbonella bisogna seguire un processo abbastanza impegnativo. Bisogna accendere il fuoco, bisogna aspettare che si faccia un po’ di brace, bisogna buttarci sopra il carbone, e infine bisogna aspettare che quest’ultimo diventi incandescente. Se le cose vanno per il verso giusto, questo ambaradan porta via almeno tre quarti d’ora.

Ed è proprio qui che il camino della Weber fa il suo ingresso in scena, riducendo i tempi di preparazione della brace ad un battito di ciglio.

Praticamente come funziona? Tu posizioni un paio di zollette di Diavolina sulla griglia, ci metti sopra la ciminiera piena di carbone, e non appena la diavolina prende fuoco, all’interno del tubo cominciano a succedere cose strabilianti. Il calore sprigionato della Diavolina, anziché disperdersi nell’ambiente, rimane incastrato nel tubo dove, trasferendosi da un tocco di carbone all’altro, porta la temperatura globale a livelli stratosferici.

A questo punto non devi fare altro che buttare la carbonella nel bbq, correre in cucina a prendere le tue bistecche succulente, e mettere gli ospiti a tavola. Non è meraviglioso?

Se dunque vuoi accendere un barbecue in zero secondi, sai cosa devi fare.

– Luca de Carli

BeeBee Wraps: avvolgi pranzo e cena!

Quando rifletto sullo stato del pianeta, non posso fare a meno di allarmarmi per il fatto che la Terra è senza sosta minacciata da un male che, purtroppo, passa spesso inosservato: l’eccesso di plastica. Ma se da una parte rabbrividisco riflettendo su chi ne è indifferente, dall’altra mi rallegro pensando a chi inventa soluzioni per rimuovere la plastica. BeeBee Wraps fa proprio questo: contribuisce a risolvere il “problema plastica”.

Ma che cos’è BeeBee Wraps – concretamente?

Creata da una donna stanca delle confezioni plastiche, BeeBee Wraps è un’azienda che mostra come fare business in maniera sostenibile. I suoi prodotti – i BeeBee Wraps – sono il risultato di uno sforzo teso a eliminare l’uso della plastica in cucina. Per la precisione, i BeeBee Wraps sono fogli di cotone organico ricoperti da un velo di cera d’api. La loro funzione? Coprire e proteggere gli alimenti.

Un aspetto interessante di questi fogli, è che possono adattarsi ad ogni cosa. Ad esempio io ci copro il pranzo di lavoro. Ma li si può benissimo utilizzare per proteggere formaggi, salumi o il pasto di un picknick. Dal canto mio, li reputo la migliore alternativa all’uso dei sacchetti. E la cosa più bella è che, pur essendo naturali, li puoi sciacquare e utilizzare di continuo.

A questo punto non c’è più bisogno di un poema per dire che l’azienda ha creato un prodotto veramente superfigo. Ogni componente è incentrata sulla sostenibilità. Basta leggere la loro policy per convincersene.

– F. B. Oleandro

Clip Toroton

È una di quelle invenzioni il cui valore trascende di gran lunga il loro costo. A molti possono parere una sciocchezza, ma per chi giornalmente ha tra le mani mille fogli, queste piccole clip Toroton sono assolutamente indispensabili. Io ho passato anni con la scrivania cosparsa di fogli vaganti, quando una manciata di queste clip mi avrebbe senza dubbio alleggerito le giornate. Da quando le ho provate, rimango allibito quando sento che in alcuni uffici non le usano.

Se hai a che fare con la carta, fatti un favore: prendi un paio di scatole di queste clip. Vedrai che differenza!

– Guglielmo Federico di Hannover

Costume da uomo Effek

Il fatto che sia un costume da uomo, non dovrebbe sollevare molti dubbi. Ciò che, però, non è evidente, sono i suoi particolari. Partiamo dal materiale: leggerissimo. Non si tratta una di quelle microfibre che quando esci dall’acqua ti si attaccano alle gambe facendoti sembrare un imbecille. All’opposto, questo ti lascia libero di muoverti anche se è bagnato.

In secondo luogo, a differenza di molti boxer, questo funge da pantaloncino. In che senso? Beh, hai presente quando stai per andare a comprarti un gelato al bar della spiaggia e scoprendo che il costume che indossi non ha tasche inizia a bestemmiare in cinese perché non sai dove mettere il portafoglio, e le sigarette, e l’accendino, e la moneta, e sto £$%&#? Ebbene, questo ha non dico una, non dico due, ma tre tasche. Lo spazio per mettere le cose, insomma, abbonda.

Tu dirai: tutto questo è molto bello, ma il prezzo? Il prezzo… Beh ammetto che costicchia – mentre scrivo è fuori a € 59 – ma senti qua: meglio spendere qualche euro in più per un costume da uomo che dura qualche anno, piuttosto che qualche euro in meno per un costume che si sfascia l’anno dopo.

Sbaglio?

– Otto von Bismarck

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